L’Avventura di Ban

11 Marzo 2011, ore 14:45 , in una casa di Kesennuma, giovane cittadina all’estremo nord della prefettura di Miyagi in Giappone, Ban se ne stava accovacciato a sonnecchiare dopo che Fujiko, la sua padrona, l’aveva lasciato uscendo di casa per andare al lavoro.

Quella mattina nulla di diverso era successo, almeno fino a quel momento, Ban aveva svegliato Fujiko leccandole la mano e spronandola ad alzarsi per fare il giretto mattutino, una volta tornati la sua padrona gli aveva preparato una ciotola colma di pappa che lui aveva prontamente divorato.

A poco a poco tutta la famiglia si era svegliata, così Ban si era messo al fianco della piccola Izumi che di nascosto dalla mamma gli passava parte della sua colazione.

Ora, solo in casa, si era arrotolato nella sua cuccia per il dovuto riposino in attesa che Fujiko tornasse dal lavoro. Oramai mancavano un paio d’ore quando i sensi di Ban lo fecero balzare dritto sulle zampe, una sensazione terribile lo stava facendo tremare di paura. I suoi sensi canini lo avvisavano del pericolo imminente e la sua avventura stava per iniziare.

Dopo qualche istante da quelle orribili sensazioni arrivò la scossa, forte molto forte, la casa cominciò a muoversi e Ban correva in ogni angolo dell’appartamento alla ricerca di un rifugio inesistente, forse una crepa o la finestra aperte gli permisero di trovare uno spiraglio per uscire da quella che da li a poco sarebbe diventata una trappola mortale.

Tutto si muoveva, cadeva, crollava, si spaccava, roboante suono ancestrale terrorizzava. Il suo udito percepiva urla e grida mentre uomini, donne, bambini e animali cercavano di mettersi in salvo.

Ban sul balcone della casa si ritrovava in una situazione privilegiata, fortuna voleva che la casa di Fujiko fosse stata edificata su una collina che dominava dall’alto tutto il quartiere.

Impaurito e terrorizzato, sentiva Ban che la natura aveva molto di peggio in riserbo per quella città! Ora non rimaneva che decidere di scappare e correre a cercare la padrona oppure aspettarla lì, perché lei sarebbe venuta a prenderlo, Fujiko gli vuole bene e non lo abbonderebbe mai.

Per cui indeciso sul da farsi Ban andava avanti e indietro, balcone e interno, su e già dalle scale e ancora avanti e indietro, agitato, spaventato e conscio del pericolo, lui lo sentiva che stava per succedere qualcosa e la sua padrona ancora non era tornata, cosa fare?

D’improvviso una brezza si alzò dal mare, Ban annusò l’aria, il suo naso umido si impregnava di salsedine e una pioggerellina di acqua salata imperlinava il suo musetto. Gli vibrarono le zampe, un silenzio innaturale svuotò l’aria e le grida degli umani si fecero sentire di nuovo.

Per pochi lunghissimi istanti mancò l’ossigeno come fosse stato aspirato all’istante poi, arrivò un violento schiaffo, una potente spinta di vento!

Ban fermo sul balcone poteva vedere il mare dove tante volte Fujiko lo aveva portato a giocare, venire avanti, veloce, molto veloce e alto tanto alto. Il rumore divenne assordante, le grida sparivano inghiottite dalle acque, le case si accasciavano come un castello di carte e Ban comincio a correre, non poteva più aspettare la sua padrona, scappare ora era l’unica cosa da fare.

La corsa fu rapida e senza meta, solo l’istinto lo indirizzava, mentre il cuore batteva a mille, saliva e scendeva, si girava e guardava, l’acqua era sempre più vicina, l’ammasso di detriti lo inseguiva con uno stridio mostruoso, Ban percorse una scalinata e salì in cima ad una casa, le zampe erano zuppe, l’acqua lo coprì in un attimo. Nuotava, ora nuotava trascinato dalla furia dello Tsunami.

L’onda lo porto a ridosso del tetto di una villetta, vi salì, la struttura tremò, traballo, fino a quando si spaccò staccandosi dal resto della casa che si accartocciava travolta dai detriti.

Ban aveva perso l’orientamento, non sapeva più da quando stesse correndo, ed ora era in trappola su quel tetto circondato dal mare.

Le onde si susseguivano una dopo l’altra e la notte arrivò nascondendo alla vista il devasto che la forza del mare aveva portato. Al nostro piccolo eroe non rimaneva che tentare di rimane su qualcosa di stabile per cui girava attorno al tetto cercando di trovare un posto sicuro dove stare ma non c’era nulla di stabile, tutto scricchiolava, affondava o si muoveva e lui non aveva scampo.

La mattina seguente, alle prime luci dell’alba Ban potè vedere dove si trovava… in mare! Le acque si erano ritirate e lui non capiva più dov’era. Annusò a destra e sinistra e diede fondo a tutti i suoi ricordi sensoriali per orientarsi, vedeva i bordi della costa e capì che quello che si trovava di fronte a lui era quel che rimaneva del porto di Kesennuma.

Le strade, i negozi, i luoghi che conosceva non esistevano più, di loro rimaneva una flebile traccia olfattiva, oltre questo sentiva odore di morte, la città era completamente distrutta e rasa al suolo.

Le onde avvicinavano piccoli detriti alla sua zattera improvvisata, ma nello stesso momento lo allontanavano dalla costa,  Ban si avventurava tra quell’ammasso di legna in cerca di cibo e riparo, cascando a volte in acqua, costringendolo a nuotare velocemente per tornare su quella che era la sua prigione e la sua salvezza in attesa che la sua padrona lo salvasse, come faceva Fujiko a non andarlo a prendere? Lei lo amava!

Così passarono le ore, i giorni, le settimane. Per fortuna ogni tanto riusciva a trovare un po’ d’acqua piovana in conche e bacinelle che si erano ammassate sulla sua Alcatraz.

Ban era sfinito, affamato, assetato e infreddolito, aveva perso parecchi chili ed erano 22 giorni che cercava di fuggire da quel posto, quando il rumore del mare venne coperto da un suono meccanico, alzò il muso e il vento che arrivava dall’alto gli sferzava gli occhi e lo infastidiva, così nonostante fosse esausto si alzo e andò a cercarsi un posto riparato. L’elicottero delle squadre di soccorso sorvolò un paio di volte l’ammasso di legnami attorno agganciati al tetto galleggiante e stupiti della presenza di un cane vino, filmarono tutto senza poter credere loro stessi a quanto vedevano, era il 1 Aprile 2011 e si trovavano a 2 km al largo di Kesennuma.

Pochi minuti dopo una scialuppa si avvicinò a quella che era l’Alcatraz di Ban e alcuni uomini scesero con molta cautela, si avvicinarono ma Ban non li conosceva per cui scappò. La sua Alcatraz era diventata ampia e piena di nascondigli, i detriti che il mare aveva accumulato in tutti quei giorni gli avevano permesso di avere un supporto abbastanza stabile. Chi erano quelle persone che volevano avvicinarsi a lui quindi? Cosa volevano da lui? Fujiko dove sei? Aiutami ho fame, ho sete!

Ci volle un’ora ma poi Ban stremato si arrese e si fece prendere, non aveva la forza di lottare per cui cedette ma ebbe subito una gran sorpresa. Gli uomini della motovedetta una volta che lo caricarono a bordo lo asciugarono e lo avvolsero in una calda coperta, gli diedero biscotti, salsicciotti e acqua e lo coccolarono un po’, in fondo non era andata male, considerata la durissima prova, Ban era stato in buone condizioni!

Purtroppo era senza collare per cui gli uomini della guardia costiera una volta tornati in porto lo consegnarono a Toshiro, il responsabile di un centro animali della zona dove altri 20 cani e diversi gatti rimasti senza padroni avevano trovato rifugio.

Il filmato girato dall’elicottero dei soccorsi andò in onda nel telegiornale della NHK, la TV di stato Giapponese, e da quel momento Toshiro ricevette molte chiamate di persone disposte ad adottare Ban, per cui lui era contento che almeno uno degli animali in sua consegna potesse ricevere subito accoglienza.

Tra tutte le chiamate però ne arrivò una davvero inaspettata! Una donna che dichiarava di aver visto il servizio della NHK e di aver riconosciuto il suo Ban!

Fujiko arrivò velocemente al rifugio degli animali e Ban non riusciva a smettere di scodinzolare e guaire appena la vide. Era sicuro che la sua padrona non l’avrebbe abbandonato, gli scoppiava il cuore dalla gioia ma in fondo aveva tenuto duro per lei, nessun padrone potrebbe mai lasciarti solo, ti ama giusto?

***************

Questa è una storia vera, i nomi di Fujiko e Izumi sono di pura invenzione ma gli altri no!

Ban è il nome del meticcio salvato

Toshiro Suzuki è il responsabile del rifugio animali

Kesennuma fondata nel 1953 è stata spazzata via in 7 minuti

Il video del ritrovamento di Ban http://it.euronews.net/2011/04/04/giappone-cane-sopravvisuto-a-tsunami-ritrova-padrona/

RobiFocus

Questo racconto è dedicato a Maya che mi ha lasciato nell’agosto del 2000 dopo 14 anni di amore senza pretese!

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11 pensieri su “L’Avventura di Ban

  1. è un racconto molto toccante… mi sono commosso…
    solo chi ha avuto un animale può capire cosa vuol dire il loro amore.

    mi spiace per la tua Maya 😦

  2. Lo so che non è una nota particolare, però questo pezzo è stato evidenziato dalla redazione di Paperblog ed inserito nella sezione “SCELTI PER VOI” della rubrica Talenti.
    Una piccola soddisfazione che si aggiunge a quelle che già altri blog-amici mi danno e che mi mi spinge a dare più spazio a questa mia passione, quella di esprimermi attraverso la scrittura.

    Grazie.

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