I diari della Saturn (Tappa 3 – Death Valley)

TAPPA 3: DEATH VALLEY

Lasciamo lo Yosemite, imbocchiamo la I-120 e ci dirigiamo al passo, la Tioga Pass Road raggiunge circa i 2000 metri e piove…  piove pesantemente anzi… nevica…. NEVICA?
Non abbiamo parole, è Giugno e sta nevicando! Dopo poco troviamo un blocco stradale dei Rangers che ci rimandano giù, il passo è chiuso per neve… ma è Giugno!?! Pazzesco!

Al check point di accesso al parco i Rangers ci informano sul percorso sostitutivo migliore e ci dicono che anche il passo a nord successivo raggiungibile con la I-108 è chiuso per cui dobbiamo andare ancora più a nord fino a prendere la I-88.

Secondo la nostra tabella di marcia saremmo dovuti arrivare al Furnace Creek Resort in mezzo alla Death Valley per le 15.00 del pomeriggio… saremmo arrivati dopo le 21.00 con quasi 600 km in più del previsto!

Il tragitto ha del tragicomico, dovete sapere che ci eravamo portati direttamente dall’Italia un navigatore Garmin con tanto di mappe USA (80 euro di mappe!), ma questo navigatore non era il nostro ma quello di mio padre prestatoci per l’occasione. Non avendo avuto tempo di controllarlo prima della partenza lo abbiamo montato e via.

Già per arrivare allo Yosemite aveva fatto qualche scherzo indicandoci strade che mi ero rifiutato di prendere, dato il mio innato senso dell’orientamento … e di sopravvivenza! Però ora eravamo fuori rotta e quindi mi affidai ai consigli della Gina, così ribattezzato il Garmin per motivi di Tonalità di voce e credo comprenderete anche per quello che ci fece fare!

Difatti ad un certo punto mentre eravamo sulla I-88 mi segnala per l’ennesima volta di svoltare per una strada “sospetta”, mi stava indicando un percorso che andava ad Est per cui la presi.

Dopo 40 minuti di strada di montagna percorsa in assoluta solitudine, i dubbi ci attanagliavano. Il nostro macchinone battezzato Silver unica informazione in nostro possesso, saliva senza fatica ma quando l’asfalto si trasformo in ghiaia e terra battuta ed il cellulare risultava senza campo da almeno 150km, quasi si scatenò il panico a bordo.

D’improvviso tornò l’asfalto sotto i nostri pneumatici e un po’ rincuorati seguivamo le indicazioni della Gina ma eravamo in auto da parecchio tempo oramai ed i bisogni corporali diventavano pressanti:

–        “Robi a me scappa, che facciamo?” mi chiede mia moglie con occhi da cerbiatta

–        “beh senti… sono tre quarti d’ora che non incrociamo anima viva, ne davanti ne di dietro… faccio questa curva e poi accosto tanto qui è piena montagna, fitta vegetazione… sì insomma … ma chi se ne accorge se ce ne andiamo dietro un cespuglio?”

–        “ma si dai, va che desolazione!” afferma guardandosi attorno

Presa la decisione, seguo la lingua d’asfalto che taglia le montagne della Sierra Nevada ed imbocco la curva pronto ad accostare sul ciglio, ecco giro, giro, giro ancora e…

… non incontriamo un paio di furgoni cellulari di un penitenziario Californiano della Sierra Nevada posteggiati lungo la carreggiata con tanto di vice-sceriffo armato di fucile a pompa spianato, occhiali da sole stile Ray-Ban e gruppetto di detenuti in tuta arancione tutti incatenati tra loro alle caviglie con picconi e pale alla mano che ripulivano i bordi della strada?

–        “che dici, proseguo?” le chiedo “chissà da quanto non vedono una donna”, sorrido

–        “ma che #@§@# “ più una serie di altre imprecazioni che vi risparmio.

Non ci fermiamo e proseguiamo fino a scavallare la Sierra Nevada, per cui a metà del ritardo… chiamiamo il resort, ma siccome i cellulari non prendevano MAI, ci riusciamo solo alla quarta cabina telefonica che finalmente troviamo funzionante!

La nostra preoccupazione era di bloccare la camera visto che è consuetudine negli States liberare le camere prenotate in caso di mancata presentazione al check-in nelle ore previste. La reception del Furnace Creek Resort però ci rassicura … loro, lì nel mezzo del nulla cosmico, non cancellano mai le prenotazioni … non si sa mai!

Il percorso è cambiato completamente, ora seguiamo una lunghissima e drittissima strada in un paesaggio piattissimo, alla nostra destra la catena montuosa della Sierra e alla nostra destra il piatto panorama da Far West.
Attraversiamo paesini tutti uguali, case ad un piano, la banca, l’ufficio postale,  ristorazioni locali si alternano ai classici Taco Bell o KFC, due delle più grandi catene di fast food rispettivamente di cibo messicano e di pollo fritto.

La notte avvolge il nostro tragitto nella Death Valley, solo i fari della nostra auto squarciano il nero di fronte a noi, nessuna luce all’orizzonte, né nello specchietto … la sensazione di essere soli nel deserto mette un po’ d’ansia e tanto per aggiungere pathos, tira un vento da portar via e sulla strada illuminata dai nostri fari passano folate di sabbia e rovi … praticamente il classico inizio di un thriller coi fiocchi!

Il Resort è molto carino, mangiamo una bisteccona con birra e poi a nanna, sono distrutto dopo gli 850 km di cui 300 di montagna. La mattina dopo scopriamo che c’è un piccolo museo delle locomotive e degli strumenti usati per i lavori di stesura delle tubature dell’acqua, un simpatico negozio di gadget improponibili ed un campo da golf, sì esatto … un campo da golf con tanto di palme!

Ma è già ora di ripartire, facciamo colazione e si riparte, Miri decide di prendere il comando di Silver, io imposto la Gina per raggiungere l’ultima tappa della Death Valley prima di dirigerci definitivamente in Nevada, tappa a Zabriski Point per le foto di rito al panorama alieno che si può ammirare da questo punto sopraelevato della valle. I colori vanno dall’ocra al rame al bianco, tutti mischiati come in una tavolozza di un pittore, sembra di stare su un altro pianeta!

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22 pensieri su “I diari della Saturn (Tappa 3 – Death Valley)

  1. ahaha questo viaggio mi piace sempre di più 🙂
    no ma dico.. a tua moglie gli è scappata proprio quando siete tornati sull’asfalto? ahahahahah
    avete fatto il mondo in offroad fuori dal mondo e appena torna l’asfalto scappa .. siete UNICI ahahahaha

    la Death Valley è qualcosa di spettacolare, tra il silenzio quasi irreale e le sfumature cromatiche sembra veramente di essere su di un altro pianeta 🙂

    comunque fare un viaggio con voi due sarebbe uno sballo dall’inizio alla fine ahahaha… mi rivedo molto in voi … i mie viaggi sono stati tutti tragicomici 😀

    • 🙂 ghghgh no ma la storia dello sceriffo con i galeotti era incredibile, stavo male dal ridere, eravamo veramente nel surreale 😀 eheheh
      la prossima volta sarai il benvenuto 😉 tanto più siamo e peggio diventa… non ti dico l’ultimo alle hawai dove eravamo in 5 🙂 eheh

  2. Bellissimo racconto!
    Perchè non ci scrivi un libro? ” Le avventure di Roby”, mi piace come scrivi.
    Comunque tutto merito della Gina… 😉

  3. con voi non ci parlo più oh!…
    (faccina strappalacrime tipo quella dei bimbi)

    prrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

    che bello è il festival delle mie qualità? 😀

  4. [cit.] tira un vento da portar via

    Ecco…aspetta di leggere il nostro racconto sul vento da quelle parti…;)

    Avete fatto una foto hai detenuti!??!? (no comment comunque…)
    E pensa che nella nostra prima bozza di itinerario c’era anche uno di quei passi…ad ottobre…in moto…poi si sono accesi i cervelli….!!!

    • Non oso immaginare quel tratto fatto in moto… un incubo 😀 eheheh
      Meno male che avete evitato quei passi, se c’era neve a Giugno chissà cosa trovi ad Ottobre!!! O_o

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