Lettere dall’Africa – 9 Maggio

9 Maggio – Finalmente Namibia

Ciao a tutti!
Rieccomi attaccata a internet! Dopo vari viaggetti di prova nelle vicinanze di Cape Town siamo partiti venerdì scorso, il 28 aprile, con la macchina finalmente sistemata e carichissima- praticamente impennata, sembra di essere in motoscafo.

Prima di partire abbiamo fatto un paio di giri corti da Cape Town, per provare la macchina.

La tenda sul tetto e’ uno spettacolo! E’ come svegliarsi ogni mattina con una finestra su un posto diverso e bellissimo… Appena riesco vi mando le foto.

Su una spiaggia verso Elands Bay abbiamo usato per la prima volta i binari per la sabbia, per tirare fuori dalle dune uno che ci si era impantanato. Fichissime! Si va a un metro all’ora ma funzionano.

Dopo questa prima gitarella, salutiamo i nostri ospiti di Cape Town (che ormai cominciavano a dubitare che ce ne saremmo mai andati!) e cominciamo il lungo viaggio verso nord.

Prima tappa le cascate di Augrabie al confine tra Namibia e Sudafrica.
Tirata di 10 ore in macchina, con soste a ogni distributore -ce n’era uno ogni 150 km, piu’ su si andava, piu’ si faceva notte, piu’ i distributori avevano un’aria un po’ spettrale da far west… giusto per mettermi subito nello spirito del viaggio!

Alle cascate passeggiata lungo un sentiero che ci ha portato nell’ugola di una gola di rocce rossastre, con dassies (animali simili ai topi ma parenti degli elefanti, dicono) e lucertole coloratissime. Meravigliosa sensazione di fresco nel caldo torrido quando abbiamo guadato un ruscello a piedi.
Le cascate sono potenti e belle, fragorose che se ti distrai e non le guardi sembra di essere al mare (l’oceano atlantico, non l’adriatico!).

Domenica partenza verso nord, ed eccoci in Namibia. Passiamo per un posto di confine secondario, dove il doganiere vuole essere corrotto e scrocca al mio amico la prima bustarella del nostro viaggio: tre sigarette. Mi sa che peggiorera’…

La Namibia e’ meravigliosa. Me l’avevano descritta come il primo tentativo di Dio di creare paesaggi, e in effetti questo spiegherebbe molte cose. C’e’ andato giu’ pesante con i vari ingredienti: dove ci sono montagne ci sono rocce aspre e brulle, solo un po’ lisciate dal tempo, e nient’altro- paesaggi lunari dal fascino inquietante e irresistibile, niente di niente di umano in vista a parte la strada di terra battuta (ma non battutissima) su cui passiamo, e poi paf! Un incongruo campo di calcio a lato della strada, desertissimo. non posso non pensare a Marrakech Express!

Il Fish River Canyon si apre davanti a noi dopo una lunghissima strada su un altipiano dove se non lo sai non sospetti che tra poco ti si apre questa voragine infinita davanti ai piedi… e quando meno me lo aspetto eccomi davanti a questo enorme crepaccio che sembra una gigantesca torta al cioccolato con strati di panna in cui in gigante goloso ha passato un dito a zigzag e sul cui fondo scorre un fiume di cioccolato.
Fa brutti scherzi la fame… poi su verso nord, verso Soussuisvlei– la strada e’ stupenda, un misto di pianure brulle e montagne. dopo un passo di montagna si e’ aperta davanti a noi una valle meravigliosa, alberi e prateria sul fondo, racchiusa da strati di colline dolci che con la luce del tramonto prendono tutte le tonalita’ del blu con il cielo rosa dietro… mancavano solo gli Hobbit!

… E poi Soussisvlei, le dune di sabbia piu’ belle che abbia mai visto. all’alba ci siamo arrampicati su una di queste dune (ho ancora il fiatone!) per goderci lo spettacolo del sole che sorge. Bellissimo come le dune lentamente diventavano arancioni e che contrasto con l’ombra nera che ne copriva delle parti. Infine il Dead Vlei, una spianata di terra bianchissima crepata dal sole in uno stadio di dune rosse con alberi secchi e neri… e i pochi turisti cosi’ piccoli… ipnotizzante.

Ancora su verso la Skeleton Coast, quel pezzo di costa brutale, maledetto dai marinai. Lungo l’Atlantico la corrente antartica del Benguela, la costa bassa e insidiosa, e per chi si salva dai naufragi il danno e la beffa: la spiaggia sabbiosa e’ un deserto che prosegue per un centinaio di km verso l’interno (e 4-500 nord-sud). Forse non posso dire che e’ bella ma per me questa natura cosi’ potente e brutale ha un fascino irresistibile, rende tutti noi umani insignificanti e per chi non si fidasse che tra l’uomo e la natura qui vince la natura, la Skeleton Coast e’ piena di piccoli segni dei fallimenti degli umani: villaggi abbandonati, un oleodotto arrugginito, un porto seppellito nella sabbia. Il deserto se li divora e lascia li’ le ossa come monito.

Forti della nostra macchina super-equipaggiata ci godiamo questo deserto di sassi, nero di pietrisco, con il mare che romba, il vento che frusta e in lontananza le montagne nere e minacciose e campeggiamo sulla spiaggia in mezzo al nulla. il giorno dopo visita a una colonia di foche: 20000, da lontano lo spettacolo e’ incredibile.
Da vicino si e’ un po’ sopraffatti dai versi delle foche, che belano come pecore, e soprattutto dalla puzza insopportabile che impregna i vestiti e la macchina! Tanto che alla stazione di servizio dopo 50km quando siamo scesi ci hanno immediatamente chiesto se eravamo stati a vedere le foche…

Altra notte nel deserto sulla via per Windhoek, con cena davanti al falo’ a base di pizza comprata alla stazione di servizio. in condizioni normali immangiabile, ma li’ aveva un suo perche’.

Infine Windhoek, a prendere due nostre amiche del collegio che ho fatto in Galles e due giornate di relax in un campeggio nella Savana con le terme!

Ieri e’ stata una di quelle giornate stupende in cui nessuno di noi ha fatto niente ma il tempo si e’ riempito di piccole cose bellissime. sulla strada per Windhoek, mercatino dell’artigianato. Oltre a uno struzzo di legno di 3 metri, l’altro pezzo memorabile era la testa di Lenin scolpita in un pezzo di tronco alto un metro e venti, con tanto di barba dipinta di nero. Incongruo!!

Domani si va verso il Botswana, sospensioni della macchina permettendo. In 4 il motoscafo sta diventando un grattacielo su due ruote.

Un bacio a tutti!
Ciao
L.

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