Lettere dall’Africa – 25 Maggio

25 Maggio – Il Giro dei Parchi

Ciao carini!

Come va? Qui sono in Sudafrica, a Johannesburg – Breve (spero!) sosta sulla via del Mozambico.

Dobbiamo fare un pò di aggiustamenti alla macchina, che con la ruggine sta perdendo dei pezzi (anzi un pezzo: il tetto), visti, la spesa e lavatrici e poi via, verso nuove avventure!

Dopo la Namibia, dove io e Mac abbiamo preso due nostre amiche, Jane e Cristina, siamo andati in Botswana, paese enorme di parchi, savana, baobab, animali selvaggi, asini e mucche.

L’arrivo devo dire non è stato dei migliori: per passare il confine dovevamo pagare una tassa per la quale non avevamo soldi in valuta locale.

L’impiegato della dogana ci parlava in maniera gentilissima e ci guardava con sorriso beffardo: “sorry, ma dovete proprio pagare in valuta sudafricana, della namibia o del botswana…” finché non mi sono ricordata che avevo messo 100 rand nelle scarpe da ginnastica con cui sono andata a correre per un mese, casomai mi fossi persa… hi hi hi il sorriso gli è passato quando gli abbiamo sventolato i soldi sotto al naso!

Passato il confine siamo andati a caccia di un posto dove campeggiare e ci siamo avventurati per una strada sterrata, tutta buche e cunette.

A due all’ora, dopo poco ci si sono rotti i freni. vaghiamo tra sentieri sempre più sperduti e ci fermiamo in quello che ci sembra una radura deserta.

Mogi mogi e un po’ spauriti cominciamo a fare i preparativi per la notte: tenda, tendina, falò, cena.

Dal buio sbuca un tizio alto e grosso con una lanterna e due guardie del corpo: è il padrone del campo, che più che in mezzo al nulla è in mezzo a un villaggio e ci ha scambiato per ladri di capre… Gli spieghiamo che ci siamo persi e gli chiediamo di poter restare per la notte, lui un po’ basito acconsente.

Sono pazzi questi occidentali che si divertono a campeggiare in mezzo al nulla…

La mattina dopo passa a controllare che le capre ci siano ancora e che noi ce ne andiamo. “Vuole del caffè?”, “Si e anche dello zucchero.”, “Quanto?”, “Mah, un chilo va bene!” così anziché fare con noi due chiacchiere davanti a una tazza di caffè se ne va con due pacchettini e una bottiglia di brandy.

Il nostro primo baratto!

Proseguiamo, facendo mettere a posto i freni in un’officina improbabile dove imparo a giocare a Nus, un bellissimo gioco da tavolo africano a cui perdo sempre.

Andiamo a Moremi, riserva naturale vicino al delta di Okavango.

Meraviglioso! Abbiamo visto coccodrilli, ippopotami, giraffe a gogo’, impala, elefanti, babbuini, kudu… un’elefante lo abbiamo visto pure troppo da vicino: ce lo troviamo davanti dietro a una curva, mentre attraversa di corsa col cucciolo (grosso come una cinquecento).

Inutile dire che s’è un po’ incazzato: barrisce, ci sventola le orecchie e sradica gli alberi… non per mangiare come avevo pensato in un primo momento.

Ci fermiamo, indietreggiamo un po’ ma dietro di noi la strada è chiusa da un’altra macchina.

Aspettiamo un po’ che il pachiderma si sfoghi e piano piano, coda tra le gambe e testa bassa, proseguiamo e lo superiamo. che panico!!

Parliamo con una guida di safari in pensione, un omone con la barba bianca, de panza e de sostanza, che è in vacanza con la roulotte e la moglie coi bigodini in giro per il parco.

Ci guarda con aria di sufficienza e ci spiega che in realtà finché non si mettono con la testa bassa e la proboscide tra le zampe e caricano non è grave… Sarà!

Le giraffe sono un’esperienza ben più tranquilla: lunghe, dinoccolate e in bilico tra eleganti e goffe, si strofinano il collo l’una contro l’altra e ci guardano curiose.

Arriviamo al campeggio: due alberi, un bagno e duecento babbuini, tutti intenti a cercare di rubarci del cibo.

Li scacciamo e le simpatiche bestiole babbuiniscono (come si chiamerà il verso del babbuino?) indispettite e prendono la mira per cagare in testa a Cristina, mancandola per un pelo! A chi più a chi meno, ci viene da ridere.

Poi arriva la notte: ragazzi che bello avere una casa!!!

Non me ne ero mai resa conto fino a questo punto… cicale che friniscono, poi all’improvviso silenzio di tomba, passi, ululato come se qualcuno venisse sgozzato, passi, sniffate, silenzio.

Che animale sarà? È vero che il leone non mangia l’uomo?

E se proprio adesso gli venisse la voglia di snack esotico e scartasse la tenda per mangiarci come dei Mars? E se poi è una iena, che invece non fa tanto la difficile e magna giù tutto? Quella zebra sarà bastata a saziarli? Aiutooooo! E chi dorme con sto casino silenzioso???

Il giorno dopo colle occhiaie alle ginocchia e il nostro bel libretto delle impronte, alla giovani marmotte, scopriamo che si trattava di iene e non di leoni.

Il verso più che una zebra sgozzata era un babbuino in amore.

Sti babbuini! sempre in mezzo…

Ancora un po’ di safari, e poi via verso i baobab di Baines.

Le leggende locali dicono che non so che divinità si era incavolata coi baobab e li aveva scagliati infilzandoli a testa in giù, con le radici per aria.

Questi di Baines sono ancora più speciali: dice la gente del posto che gli spiriti degli antenati abitano nella radura tra i baobab.

Il posto è suggestivo: un gruppo di 6 baobab enormi in circolo sull’orlo di un immenso lago di fango bianco e secco. Baines, un pittore-esploratore, nel 1800 era venuto, attraversando chilometri di nulla, deserto, noia, armato di tavolozza e colori e li aveva dipinti.

Beata sta gente del secolo scorso che non aveva un tubo da fare e sapeva dipingere!

Sono alberi stupendi: alti che li vedi da lontanissimo, corteccia liscia e bitorzoluta, tronco larghissimo che per abbracciarne uno in quattro non arrivavamo manco a metà, e questa valanga di rami senza foglie che gli danno un’aria incongrua.

Le foglie le hanno per tre mesi all’anno, e vivono per migliaia di anni. Mi incantano.

Dopo il momento mistico con i baobab, ripartiamo di buon’ora.

Per strada passiamo per villaggi: capanne grigie rotonde, coi tetti di paglia e le palizzate anti-leoni per tenere la notte le mandrie di mucche e di asini, scuole e tantissimi bambini.

Mac è stato varie volte qui in botswana e insiste perché assaggiamo una prelibatezza locale: i vermi dell’albero di Mopane, fritti.

Ci fermiamo da delle donne che hanno un micro-mercatino sotto un albero e chiediamo dei vermi: purtroppo non è stagione… tutte e tre tiriamo un sospirone di sollievo!

Dopo aver campeggiato sotto ad altri baobab famosi (le sette sorelle, sette baobab siamesi che partono tutti dallo stesso punto) ci rimettiamo per strada con una nutriente colazione a base di birra.

Strano a dirsi ci ritroviamo spersi in mezzo alla savana, tra sentierini non segnati sulla mappa e quando ci si avvicina una macchina la fermiamo per chiedere indicazioni.

È una macchina da safari di hotel di lusso e non c’è nessuno a parte l’autista: una signora bionda, truccata alla perfezione e tutta ingioiellata.

“Scusi, ci potrebbe confermare dove siamo qui sulla mappa?”

“Certo. Che siete in mezzo al nulla lo sapete già, immagino?” poi si fa più seria e ci dà qualche indicazione: “Prendete il viale costeggiato da palme sui due lati. beh, costeggiato: non formalmente, si intende”.

“Ci sono felini in giro?”

“Mah, ieri ho visto un gruppo di leoni con un maschio, due femmine e sette cuccioli, oggi invece non si è vista manco una rondinella!”.

Rimessi sulla buona strada proseguiamo verso sud, verso la riserva del Kalahari, altro parco enorme e strapieno di animali: arriviamo in una pianura strapiena di gazzelle, impala, Springbok, Gemsbok, Kudu… più che un viaggio, una puntatona di Quark! Non ve li sto a descrivere tutti senno’ vi addormento. Belli però.

Ma di leoni nemmeno l’ombra, per non parlare di leopardi o rinoceronti.

I rinoceronti li andiamo pure a cercare: andiamo in un piccolo parco, il Khama Rhino Sanctuary.

È grande come un fazzoletto (relativamente parlando), ha 32 di questi bestioni di 3 tonnellate che amano stare a brucare nei prati, insomma je la faremo a vederne uno… e invece no!!!

Giriamo per tre ore, vediamo un branco di gnu coi cuccioletti che si mettono in fila e ci guardano con i loro occhietti piccoli, le zebre colla zebra baby che bevono, giraffe, struzzi (che da lontano scambio per rinoceronti- per favore non fate commenti, quando torno vado dall’oculista) ma di queste camionette grigie nemmeno l’ombra!

A un certo punto ci viene da ridere, rinunciamo e ce ne andiamo- all’ingresso scopriamo che era troppo freddo ed erano rimasti tutti nascosti… mannaggia a loro!

E poi rientro alla civiltà (più o meno): doccia calda, che non abbiamo mai apprezzato così tanto … e probabilmente non ne abbiamo mai avuto così bisogno! Lasciamo le ragazze a Gaborone ed eccoci qui in Sudafrica.

Per ora è tutto! un bacio grosso a tutti e alla prossima puntata…

L.

Domani si va verso il Botswana, sospensioni della macchina permettendo. In 4 il motoscafo sta diventando un grattacielo su due ruote.

Un bacio a tutti!

Ciao

L.

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3 pensieri su “Lettere dall’Africa – 25 Maggio

    • ma sai che faccio fatica a guardarli? … mi viene il conato di vomito ad ogni sguardo… è una cosa terribile! Capisco che la fame ti faccia fare cose “estreme” … ma piuttosto abbatto un babbuino e lo faccio allo spiedo 🙂

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